La storia di Torino in pillole

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    • Invasioni
    • A cominciare dal V secolo d. C., con la crisi dell'Impero romano, Torino fu dominata o invasa da una notevole serie di popoli diversi in meno di due secoli. Dapprima i goti, quindi gli unni, seguiti da eruli e burgundi.
    • L'ospedale più antico
    • Il documento più antico su un ospedale torinese è relativo all'ospedale "de Domo", che diventerà in seguito l'ospedale "San Giovanni". Si tratta del testamento di Giovanni Aynardi, nel quale vengono assegnate agli ospedali in cui è stato in cura somme in denaro dalla sua eredità. Nel documento figurano l'ospedale "de Domo", l'ospedale di Rialles (Reaglie) e l'ospedale di San Giacomo di Stura.
    • Carlo Magno scaccia Desiderio
    • Carlo Magno valicò, con le truppe, i passi delle Chiuse di San Michele nel 773, per muovere guerra contro Desiderio, re dei Longobardi. Messo in fuga dalla schiacciante superiorità dei Franchi, Desiderio approntò una rapida ritirata, consegnando a Carlo Magno Torino e il Piemonte.
      Le vicende connesse a questa battaglia vennero cantate da Alessandro Manzoni nella tragedia "Adelchi".
    • Il primo maestro di scuola
    • In un atto pubblico della curia vescovile compare il primo nome di un maestro di scuola a Torino: è il prete Guglielmo "grammatico".
    • Origini del dialetto piemontese
    • I "Sermones Subalpini", contenuti in un codice della Biblioteca Nazionale di Torino, sono il primo documento dialettale a noi noto, in una lingua gallo subalpina che non è ancora il piemontese. I sermoni più antichi risalgono al XII secolo.
    • Vie consolari
    • Nel I secolo a. C., Torino era già stata collegata con il sistema delle vie consolari. Dalla via litoranea detta Aemilia Scauri, poi Aurelia, due tronchi scavalcavano l'Appennino nela direzione di Torino: uno da Genova verso Libarna e Tortona, l'altro da Vado ad Acqui a Bene Vagienna. Era possibile inoltre giungere a Torino da oriente per la via Emilia, che da Piacenza consentiva di imboccare la via Postumia fino a Tortona. Di qui la via Fulvia conduceva ad Asti e quindi nell'odierno capoluogo. A nord, da Pavia si giungeva a Torino lungo la riva sinistra del Po, dove probabilmente confluiva la via che collegava Milano a Novara e Vercelli.
    • Vie alpine
    • In epoca romana, partivano da Torino alcune grandi vie alpine: una seguiva la valle della Dora Riparia e valicava le Alpi all'Alpis Matrona (Monginevro) per giungere a Brigantium (Briancon). Un'altra, per la stessa valle, valicava le Alpi all'Alpis Cotia (Cenisio). Da Ivrea, per Aosta, era possibile valicare le montagne all'Alpis Graia (Piccolo San Bernardo), mentre per l'Alpis Poenina (Gran San Bernardo) si giungeva al corso superiore del Rodano.
    • Età del bronzo
    • La lavorazione del bronzo fece la sua comparsa in Piemonte alla fine del VI secolo a. C., grazie all'intensificarsi dei rapporti con i paesi francesi del sud e della Spagna occidentale. E' l'epoca della civiltà di Golasecca, a cui si ricollegano i sepolcreti novaresi di Ameno. Cominciano in questo periodo anche i primi stanziamenti di etruschi, che importano l'alfabeto. Da brevi iscrizioni ritrovate nei siti archeologici, risulta evidente il tentativo di adattare l'alfabeto etrusco alle esigenze della lingua locale.
    • Arena di Torino
    • Sono state ritrovate all'inizio del XX secolo, nei giardini di Palazzo Reale, le sottostrutture di un teatro romano, di cui risultano evidenti tre successive costruzioni. La prima aveva un fronte esteriore alto circa 20 m, le stesse dimensioni del teatro di Aosta. E' ipotizzabile che fosse dotato di finestre quadrate e arcuate e che avesse una veste marmorea. La scena doveva essere poco profonda. Da alcuni resti carbonizzati sembra probabile che sia stato distrutto da un incendio.
      Il teatro che venne costruito al suo posto copriva un'area di 5700 mq e aveva una cavea di 150 m di diametro, proporzioni notevoli e paragonabili ai teatri di Verona e di Vicenza. Venne distrutto da un secondo incendio e ricostruito alla fine del II secolo d. C., come attestano i fregi di cui sono rimaste alcune tracce.
    • Tribù
    • Alla sua fondazione Augusta Taurinorum fu, come era usanza, iscritta in una delle tribù in cui era tradizionalmente suddivisa la popolazione della Repubblica. La popolazione di Torino fu assegnata alla tribù Stellatina e questo spiega la scritta "ste" che si ritrova su tutte le epigrafi torinesi.
    • Amministrazione imperiale
    • L'amministrazione del municipio di Torino prevedeva, come per tutte le città dell'Impero, due "duoviri iuri dicundo", che ricoprivano i poteri legali e giudiziari, e due "duoviri aediles", responsabili dell'urbanistica.
      Il consiglio della città era detto Ordo splendidissimus o Ordo decurionum: i membri venivano scelti da cittadini originari o domiciliati, che avessero centomila sesterzi di censo e avessero superato i 25 anni. Nel IV secolo d. C. fu creato il "defensor civitatis", il quale era incaricato di proteggere la plebe contro le prepotenze dei patrizi e che dopo la caduta dell'Impero diventerà primo magistrato della città. Un difensore civico ante litteram!
    • Religione celtica
    • Presso i taurini le antiche religioni celtiche lasciarono una traccia profonda. Ancora in periodo imperiale era molto sentito il culto delle Matronae, termine latino con il quale i romani avevano fatto loro la fede locale. Le matrone erano protettrici della comunità, dei quadrivi e dei monti. Il Monginevro era il monte a loro sacro: era infatti chiamato Mons Matronae.
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